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Mondiali: la Spagna completa l’opera

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Dopo tanto digiuno, c’hanno preso gusto. L’Europeo 2008 aveva rotto l’incantesimo: queste le parole dei giocatori spagnoli alla partenza per il Sudafrica con addosso lo scomodo ed inedito ruolo di favoriti. Ed allora ecco il bis: dopo il continente, il Mondo, in un’escalation che prima di oggi aveva saputo realizzare solo la Germania ’72-’74. Che guarda caso per vincere il secondo titolo mondiale aveva superato l’Olanda.

Il gol di Andres Iniesta al 116′, quando i rigori sembravano la soluzione più probabile, condanna gli Orange alla terza sconfitta in altrettante finali. Non hanno vinto, non solo per colpe proprie, quando erano i più forti, non lo hanno fatto neppure quando sono ricorsi al contropiede, l’opposto della loro storica mentalità. Dal calcio totale al pressing a tutto campo: ma neppure questo ha pagato ed allora alla fine sia tributato l’omaggio a chi la partita l’ha provata a fare dall’inizio, seppur con qualche limite e con qualche difficoltà in più rispetto alla squadra che due anni fa stravinse l’Europeo.

Qualcosa si è inceppato rispetto a due anni fa nella macchina spagnola ma nessuno ci pensa, in questo momento: c’è da festeggiare una generazione di fenomeni, forse irripetibile, che per una sera ha fatto sentire tutti uguali i catalani, i castigliani e persino i baschi. Potenza e magia del pallone. Del Bosque entra nella storia con i suoi ragazzi grazie ad un modello di gioco che piace a tutti, ma che non tutti possono imitare: chi non sognerebbe di avere sempre il pallone tra i piedi e di affondare quando si vuole? C’è chi può e chi no: l’Olanda di oggi è tra questi ultimi ma onore comunque ai ragazzi di Van Marwijk che avevano studiato bene la partita.

Una partita brutta, come molte finali e come quasi tutte le gare in cui una delle due squadre ha un’idea di calcio e l’altra pensa a distruggergliela. Non si sono chiusi passivamente, gli olandesi, ma hanno fatto un pressing alto, anche troppo rude, che per tutto il primo tempo ha inibito il possesso spagnolo. Poi le forze sono venute meno ma non abbastanza per impedire di creare azioni da rete: ma Robben si è confermato un campione imperfetto, prevedibile nei suoi movimenti e non sempre presente nei momenti decisivi.

Attorno a quell’errore a metà ripresa, da dividere a metà con i meriti di Casillas, si è snodato il film della partita. La Spagna ha via via preso il sopravvento trasformando la partita in un assedio nei supplementari. Fabregas e Villa non hanno saputo prendere per le corna la storia, compito invece svolto pienamente da Iniesta, il vero fuoriclasse del gruppo, il giocatore che incarna il calcio del futuro, a metà tra il trequartista e la mezzala. Dopo aver deciso da solo la partita contro il Paraguay, ha siglato il gol della gloria, con una dedica sentita. E non ha neppure versato tante lacrime: in fondo ha solo scritto la legge dei più forti.


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