Niente rivincita della finalina del 1970, per l’Uruguay, piegato dall’allora Germania Ovest con un gol di Overath che valse il bronzo. Per la Celeste il podio rimane un sogno che non si realizza da sessant’anni ma c’è ben poco da recriminare per la squadra di Tabarez al termine di un Mondiale largamente sopra le aspettative e superiore anche alle reali potenzialità di una squadra che ha un fuoriclasse, Forlan, e poco altro.
Tutto il contrario della Germania, che, scesa in campo in formazione largamente rimaneggiata, si conferma sul podio quattro anni dopo il bronzo nel mondiale casalingo. Oggi come allora la soddisfazione per un risultato forse insperato supera la delusione per la finale mancata ma oggi più che allora c’è la consapevolezza che andando avanti così i risultati non tarderanno ad arrivare.
Squadra giovane e ricca di talento quella di Löw, che ha pagato a caro prezzo la superiore esperienza della Spagna. Alla fine il miglior attacco è valso solo il terzo posto ma il futuro è roseo: Müller è sulla strada giusta per diventare un campione, Schweinsteiger, nel nuovo ruolo di frangiflutti, sarà la chioccia ideale per il manipolo di giovani terribili. Qualcosa invece c’è da fare in difesa ed in attacco, dove c’è da cercare il nuovo Klose. Contraddittorio il mondiale di Mesut Ozil: partito benissimo, si è un pò spento alla distanza. Non ha la prestanza fisica nè la velocità dei suoi compagni ma, arretrando un pò il raggio d’azione, potrà diventare un grande.
La finalina ha confermato le caratteristiche di entrambe le squadre, che si esaltano in contropiede. Protagonista in negativo Muslera, colpevole nei primi due gol tedeschi di Müller e Jansen, valsi l’1-0 ed il 2-2. Cavani prima (ottimamente servito da Perez, mastino di centrocampo ad un passo dal Bologna) e soprattutto Forlan dopo hanno provato a dare una mano ai compagni: splendido in particolare il gol del provvisorio 2-1 ma alla fine ha prevalso il superiore tasso tecnico dei tedeschi, che hanno occupato quasi stabilmente la metacampo uruguagia nell’ultimo quarto di gara. Di Khedira, altro elemento da seguire, di testa, il gol decisivo prima che la traversa di Forlan su punizione allo scadere negasse all’attaccante la testa solitaria della classifica cannonieri, condivisa con Müller, Villa e Snejider, in attesa di vedere cosa succederà in finale. Al termine poche lacrime e soddisfazione per tutti: ma tra quattro anni la Germania punterà a chiudere di domenica, non di sabato.