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Mondiali: Olanda brutta ma finalista

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Magari non sarà andata esattamente come nel ’74, quando proprio contro l’Uruguay la formidabile squadra di Cruijff e Neeskens, Rensenbrink e Rep, diede al mondo una delle prime grandi dimostrazioni della propria classe e di quanto avrebbe rinnovato il calcio mondiale, ma in fondo il risultato è lo stesso: l’Olanda è in finale di un Mondiale per la terza volta nella sua storia, con la speranza di scrivere un finale diverso da quello amarissimo, per motivi non solo calcistici, del 1978, quando pur senza Cruijff gli olandesi furono campioni del mondo morali.

Non ha mai incantato nel gioco la squadra di Van Marwijk, ben lontano dal suo illustre predecessore Rinus Michels, ma fino ad oggi gli Orange hanno saputo solo vincere: sei partite su sei, un dato in apparente controtendenza con la storia di una formazione da sempre bella ma perdente. Ed invece con quella contro l’Uruguay fanno quattordici vittorie nelle ultime quattordici gare ufficiali per una squadra imbattuta da ventisette partite, sconfitta solo una volta nella nuova gestione, e per di più in amichevole.

Eppure se avesse vinto l’Uruguay non si sarebbe potuto gridare allo scandalo: e non solo per il lieve fuorigioco di Van Persie che macchia il gol-partita, quello di Sneijder, a segno ormai in tutti i modi da vero Pallone d’Oro (Fifa) in pectore, ma perchè a Città del Capo si è vista la peggior Olanda del Mondiale e di contro il miglior Uruguay.

Ottima in fase difensiva, la squadra di Tabarez ha retto benissimo il campo per oltre un’ora, facendosi anzi preferire per larghi tratti per intensità di gioco e riuscendo a riequilibrare con il solito Forlan una partita che s’era messa malissimo dopo il super-gol di capitan Van Bronchkorst. Ma l’Olanda di oggi non guarda più per il sottile e, degna erede dell’Italia di quattro anni fa, bada al sodo: gli attaccanti non segnano ma la squadra sa essere cinica al momento giusto.

A fine partita la festa sembrava simile a quella per un titolo già conquistato ma di sicuro tutti, nel gruppo e nella nazione, sanno che fermarsi per la terza volta ad un passo dalla storia sarebbe un peccato imperdonabile. C’è una generazione di fenomeni da vendicare trentadue anni dopo.


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