Non poteva esserci ripartenza più emozionante, al Mondiale, dopo due giorni di riposo. Rimarrà a lungo nella memoria degli sportivi un 2 luglio denso di emozioni forse uniche nella storia recente della Coppa del Mondo. Brasile e Ghana escono dalla competizione con mille rimpianti: ma se alla fine sono maggiori quelli dei ghanesi, che si sono visti sfiorare dall treno di una storica semifinale, anche la Seleçao dovrà ripensare lungamente a 45′ di follia destinati ad entrare nel libro nero della nazionale verdeoro.
Ringrazia l’Olanda, che torna così in semifinale dodici anni dopo l’ultimo tentativo, andato a vuoto proprio contro il Brasile che s’impose ai rigori in Francia. La prima vittoria degli orange sui sudamericani in un Mondiale ha il marchio di fabbrica evidente di Wesley Sneijder e quello più nascosto di Arien Robben, leader tecnico e carismatico di Van Maarvijk: protagonisti dell’annata appena passata con le rispettive squadre di club, non hanno ancora finito la benzina e puntano ora ad un traguardo storico che l’Olanda aspetta da almeno 36 anni.
Il tutto mentre una nazione intera s’interroga ancora su un fallimento atteso e sorprendente allo stesso tempo: perchè se in molti alla vigilia della spedizione nutrivano dubbi su Dunga e sulle sue scelte, nessuno avrebbe potuto immaginare l’eliminazione del Brasile dopo un primo tempo perfetto, dominato. Ma le grandi squadre devono essere tali anche a livello mentale, ed invece i verdeoro, dopo aver approcciato la ripresa con un pizzico di sufficienza, hanno completamente perso la testa dopo aver subito il pareggio, seppur in modo casuale. Felipe Melo, ma non solo: Kakà è l’ombra di sè stesso ed anche Julio Cesar ha tradito nel momento decisivo. Dalla vittoria annunciata al dramma inatteso, riprendersi non sarà facile.
L’onore del Sudamerica, in attesa dell’Argentina, è salvato dall’Uruguay che non vuole svegliarsi dal sogno. Perchè di questo si tratta per una squadra passata dall’incubo di un’eliminazione per un rigore al 120′ al tripudio per una semifinale ritrovata quarant’anni dopo. Ghana vincitore morale, in virtù di quel gol di fatto realizzato all’ultimo secondo ma negato dall’istintivo colpo di mano di Suarez. Ma Gyan Asamoah ha cercato l’improvvida soluzione di potenza facendo sprofondare un continente nell’incubo, poi ai rigori era chiaro a tutti che il treno buono per il Ghana era ormai passato. Al resto c’ha pensato Muslera parando due penalties.
Sul campo si era visto un sostanziale equilibrio nel quarto di finale tecnicamente più povero. Senza Suarez e Lugano per l’Uruguay ci vorrà un miracolo per superare la lanciatissima Olanda nella semifinale di martedì 6: ma i ragazzi di Tabarez non smettono di sognare.