Chiamiamola pure la maledizione della seconda partita, ma in realtà i problemi sono ben altri. Per l’ennesima volta la Nazionale italiana non riesce a far sua la seconda gara del girone eliminatorio in un Mondiale e si complica pericolosamente la vita in vista del passaggio del turno. Rimarrà nella storia l’1-1 contro la Nuova Zelanda, nonostante un discreto carico di sfortuna e l’atteggiamento ultra-rinunciatario degli avversari possano rappresentare un alibi accettabile.
Ma non sufficiente per giustificare la solita prestazione volenterosa ma arruffona, da vorrei ma non ci riesco che poco s’addice non tanto ad una squadra campione del Mondo (già quattro anni fa fu subito chiaro a tutti che eravamo sì i campioni ma non i migliori) ma ad una che affronta la Nuova Zelanda, al suo secondo mondiale della storia e composta anche da giocatori dilettanti.
Subìto lo svantaggio al 7′ con il solito gol su calcio piazzato, anche se in evidente fuorigioco, gli azzurri hanno impiegato dieci minuti per assorbire lo shock ed altri dieci per organizzare una reazione. Poi, trovato il pari grazie ad un generoso rigore trasformato da Iaquinta e concesso per una leggera trattenuta di Smith su De Rossi, si è pensato per qualche minuto di avere la partita in pugno. Così il primo tempo se ne è andato ed era ormai chiaro a tutti che forse non sarebbero bastati 45′ per avere ragione di una squadra capace è vero solo di difendersi ma in grado di farlo con ordine e senza soffrire troppo.
Il secondo tempo è stato un monologo sterile, magari più ordinato ma paradossalmente con meno occasioni rispetto al primo, quando oltre al rigore sul taccuino ci sono un tiro-cross alto di Chiellini su azione d’angolo e soprattutto un palo di Montolivo. A dipanare il caos generale non hanno contribuito le sostituzioni di Lippi: buona l’idea di cercare più qualità nella ripresa con Camoranesi e Di Natale, meno quella di non sostituire subito un Marchisio a disagio anche da esterno sinistro.
Riempiendo la squadra di attaccanti, dopo l’ingresso di Pazzini per la mezzala juventina, si è ottenuto l’effetto contrario, ingolfando l’area e la trequarti invece di cercare di sfondare sulle ali per allargare la difesa a tre dei neozelandesi. Ma di giocatori capaci di cercare l’uno contro uno ce ne sono pochi, e quei pochi (Di Natale) hanno sempre preferito cercare il passaggio più facile. Una lunga serie di cross dalla trequarti e nessun movimento senza palla hanno contraddistinto una ripresa priva di vere emozioni. I sostituti non hanno fornito le risposte adeguate: nè Camoranesi, volenteroso ma impreciso, nè Di Natale e Pazzini, parsi inadeguati per certi scenari, anche se di fronte c’era la 78° squadra del ranking mondiale.
Ranking che non ci verrà in soccorso neppure in caso di parità assoluta alla fine del girone, ora guidato dal Paraguay che ha avuto facilmente ragione degli slovacchi e che ora vede il primo posto: in quel caso deciderà il sorteggio.
Ma sarebbe l’ennesima onta. Per evitarla basterà battere la Slovacchia, una delle squadre peggiori viste al Mondiale. Il primo posto è quasi svanito e con esso l’autostrada che il calendario sembrava proporre dopo le difficoltà della Spagna e di altre presunte grandi. Ora negli ottavi si rischia di incrociare l’Olanda e nei quarti la stessa Spagna o il Brasile, una di quelle che di problemi ne incontra pochi: il 3-1 alla Costa d’Avorio ha fatto tornare alla mente gli ultimi due incroci tra Italia e verdeoro, finiti quasi in goleada. L’Italia come la Costa d’Avorio? Quasi: restano 90′ per non arrossire.