Ed al terzo tentativo spuntò anche la festa. Il Lecce centra l’ottava promozione in A della sua storia all’ultima giornata e davanti al pubblico amico entusiasmando un pò una città che due settimane fa, all’epoca del primo match-point contro il Cesena, aveva accolto un pò freddamente l’”ennesima” promozione. Perchè per il quarto anno consecutivo i salentini cambieranno categoria: un ascensore che la prossima stagione dovrà necessariamente fermarsi al piano buono, per mille ed un motivo.
Intanto perchè per la prima volta nella storia i pugliesi riescono ad arrivare primi in serie B, poi perchè l’anno prossimo ci sarà finalmente il derby contro il Bari nella massima serie, senza contare che con la ripartizione collettiva dei diritti televisivi forse si soffrirà un pò meno. Ma soprattutto perchè quest’anno era stato avviato un progetto destinato ad essere a lunga scadenza, un progetto che vede il tecnico De Canio nelle vesti di manager all’inglese cui spetta l’organizzazione della campagna acquisti. Quindi è lecito sperare almeno per un pò di non scendere più a certe latitudini.
Ed è stata soprattutto proprio la promozione di De Canio, capace di superare l’inizio di stagione difficile (otto punti dopo sei partite) ed, a gennaio, di inserire alla perfezione in un meccanismo che aveva già cominciato a funzionare a meraviglia un giocatore come Di Michele, dosandolo con maestria. Sono i numeri a certificare una promozione indiscutibile. Trenta giornate su quarantadue passate in testa, squadra ininterrottamente prima della fila dal 28 novembre, giorno della rimonta contro il Grosseto. Ed è stata forse proprio quella la giornata della svolta: sotto 2-0 i salentini hanno saputo vincere 3-2 mettendosi alle spalle il brutto ko di sette giorni prima a Brescia.
Questo Lecce non è stato uno schiacciasassi, ha perso due volte su due contro il Cesena, non ha mai battuto il Brescia ed ha preso cinque sberle in casa dal Cittadella ma ha saputo fare della continuità di rendimento e della ricerca del gol in più, che in B paga sempre, le proprie armi in più: solo sette sconfitte e ben quindici pareggi ma soprattutto un attacco insuperabile, a segno 66 volte e capace di mascherare i limiti di una difesa un pò disattenta (47 reti al passivo). Marilungo, altra felice intuizione di De Canio, e Corvia i bomber imprescindibili ma la forza è stata un centrocampo di lotta (Vives e Giacomazzi) ma anche di governo (Munari). 364 giorni dopo la sconfitta di Bologna è già serie A, è di nuovo serie A: per godersela, basterà fermare l’ascensore.
credo che il lecce ce la farà tranquillamente ad arrivare in serie a se poi arrvierà di canio come allenatore sarebbe ideale del concorso relativo alla squadra anche io ne ho sentito parlare, dal tim official page di fc si trova tutto