
Decisione drastica quella resa pubblica oggi da Urbano Cairo, presidente del Torino Calcio: «Lo dico a grande malincuore: ho deciso di vendere il Toro, ma non voglio rimanere in Paradiso a dispetto dei santi».
Cairo intende vendere in quanto «una parte minoritaria ma rumorosa della tifoseria» non lo vuole più e «può creare problemi ambientali alla squadra». Così, dice, «farò felice il 30% dei tifosi». E non ci saranno «soluzioni intermedie» come dimettersi da presidente ma restare il proprietario.
Al momento, comunque, nessuno si è fatto avanti, nemmeno «Gaucci. Mai parlato con lui». Sottolinea Cairo: «Io non vendo il Toro a chiunque. Soprattutto non a quelli che si candidano sui giornali». Dopo aver messo «30 milioni di euro» di tasca sua, l’editore rivendica di non lasciare «nemmeno un euro di debito con le banche. Solo crediti e debiti legati all’acquisto o alla cessione dei giocatori. Potevo farmi la barca, l’aereo personale. Invece li ho usati per il Toro, e ci ho messo anche un mare di tempo. Mi sono fatto il mazzo».
ERRORI – Cairo ammette però di «avere sbagliato» approccio all’inizio, pensando fosse «giusto prendere giocatori affermati». Ma si giustifica in parte: «Quando sono arrivato, al Toro non esisteva più nulla». Assicurazioni finali: «F inché resterò presidente, farò di tutto per motivare i giocatori. Assicurerò gli stipendi. E sulla promozione in A non è ancora detta l’ultima parola».