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Mourinho: «Sneijder o Diego? Olandese nostra prima scelta»

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mourinhoIl tecnico scherza: «Se Balotelli è del Milan, Pato è dell’Inter»

MILANO, 19 novembre - «Se Balotelli tifa Milan, Pato allora è interista… scherzi a parte, credo che Mario non sia responsabile per questo tipo di cose che io definisco naif…». Con una battuta Josè Mourinho ha commentato le dichiarazioni del giovane attaccante nerazzurro che, nei giorni scorsi, aveva detto di tifare per il Milan. Nel secondo appuntamento con le domande dei tifosi abbonati a Inter Channel, Mourinho ha spiegato che per «per vincere campionato, Champions League e Coppa Italia bisogna avere fortuna, ma anche essere una squadra assolutamente fantastica e disputare una stagione assolutamente perfetta».

In particolare, Mourinho ha spiegato che la Champions «è una competizione talmente difficile, nella quale si affrontano squadre con così tanta qualità, che non riesco a dire se sia meglio chiudere il girone al primo o al secondo posto». Sulla possibilità di andare in Inghilterra, il tecnico nerazzurro ha precisato di «non aver mai dichiarato al “The Times” nulla sul mio futuro» e ha spiegato che difficilmente potrà essere il Ferguson dell’Inter: «La cultura di noi latini è diversa. Credete che se non vincessi per due anni consecutivi l’empatia tra me e i tifosi sarebbe la stessa?». Infine la battuta finale: «Se l’Inter è pazza anche l’interista lo è. Io, ad esempio, ho una passione pazzesca per quello che faccio e forse l’Inter ha un allenatore adatto proprio alle caratteristiche della squadra e dell’interista».

L’INTERVISTA AL TIMES
- «Gli inglesi sono bravi in giochi di parole di questo tipo. Quello che mi è dispiaciuto è che io non ho mai rilasciato un’intervista a quel giornale, ma ho parlato con un giornalista che sta scrivendo un libro sulla carriera di Sir Alex Ferguson. Pensavo di parlare per un suo libro, ho detto quello che divo sempre e cioè che ho una passione per il calcio inglese, ma ho sempre parlato di Ferguson, sempre. Dopo, alla fine, qualche giorno dopo, quel colloquio è stato trasformata in una vera e propria intervista, su un giornale inglese molto importante, ma non c’è storia».

QUALIFICAZIONE CHAMPIONS
- «Credo l’Inter si qualificherà nella prima delle gare che ci aspetta, l’avevo già detto prima di Kiev quando mancava ancora più tempo, ma continuo consapevole della difficoltà incredibile del nostro girone, diverso da tutti gli altri. Abbiamo bisogno di 3 punti per qualificarci, credo 4 per chiudere il girone per primi. Se tutto è andato come mi immaginavo? È ovvio che mi aspettavo di vincere in casa con la Dinamo Kiev o a Kazan, ma se si pensa al fatto che a Kazan abbiamo un grande risultato giocando in 10 uomini e che contro la Dinamo, in funzione della caratteristica dell’avversario che in contropiede è bravissimo, non abbiamo fatto un cattivo risultato, si pensa alla difficoltà del girone. In questo momento c’è una situazione incredibile perché tutte le squadre possono terminare il girone al primo posto o all’ultimo ».
 

IL FUTURO
- «Io come Ferguson? Ho firmato un contratto con l’Inter per altri 3 anni, il problema è la nostra cultura. In questo momento c’è un empatia molto forte tra me e i tifosi, credo sia facile capire come vivo il mio lavoro all’Inter e anche per me facile capire il tipo di rapporto che ho con i tifosi. Ma voi credete sia possibile che se io non vinco per due anni consecutivi qualcosa qui all’Inter, il rapporto con i tifosi sarebbe uguale? Quando un allenatore resta per così tanti anno consecutivi alla guida della stessa squadra è normale che il momento difficile prima o poi arrivi. Guardiamo Arsene Wenger che adesso sta attraversando un momento difficile con l’Arsenal eppure è ancora su quella panchina, nonostante dal 2004 al 2010 non abbia vinto niente. Eppure non si dice nulla di lui, se non che è un grande allenatore e che il suo lavoro continua. Noi non siamo così, non è una questione di convincere, è una questione di mentalità e di cultura e in questa cultura è importante pensare a quello che accade oggi e a quello di domani, no al quello che accade tra 10 o 15 anni.. Io oggi sto bene e, se il club è soddisfatto del mio lavoro se tra me e i tifosi c’è questa empatia possiamo pensare positivo».

SNEIJDER O DIEGO
- « è un giocatore con una multifunzionalità tattica che gli permette di giocare in più ruoli e sistemi, giocare anche come uno dei tre attaccanti o con due giocatori a centrocampo, ma non ci è mai posto il problema della scelta. Sono entrambi due giocatori molto bravi, ma Sneijder è sempre stata la nostra prima opzione».

PALLONE D’ORO

- «A Xavi. Credo che lui non avrà neanche quello d’argento o di bronzo, perché c’è bisogno di capire il calcio per capire che è un fenomeno. Non è uno ch emette il pallone in tasca, che fa gol incredibili, ma che gioca 60 partite alla stagione ed è il migliore in campo su 45 di queste. Non riposa mai, gioca tutti i minuti, si allena a 30 come se ne avesse 17, quando io l’ho conosciuto al Barcellona. Poi, a livello sociale non partecipa a quei tipi di eventi che fanno crescere il nome di un giocatore dal punto di vista sociale. Ha vinto tutto, assolutamente tutto, gli manca solo di vincere un campionato del mondo con la sua nazionale. Credo sia un crimine che un ragazzo così termini la sua carriera, tra 3 o 4 anni, senza avere il riconoscimento di un giocatore assolutamente fantastico ». 

RITORNO DI IBRA - «Non commento mai le parole dei procuratori perchè quella del procuratore è una figura fuori dal mio ambiente. Riprendere Ibra? Bisogna innanzitutto capire dove vuole arrivare il suo procuratore pronunciando queste parole. Ibra è un giocatore che farà parte della storia dell’Inter, e in quella ia personale di allenatore, e gli augurò tutto ciò che c’è di positivo nel Barcellona».

COSA MANCA

- «Per vincere tutte e tre le competizioni bisogna avere fortuna, io l’ho vinte, con fortuna, con una grandissima squadra, perchè conta tanto essere una squadra assolutamente fantastica e passare una stagione assolutamente perfetta: senza infortuni, senza squalifiche, nella quale si arriva a tutti i momenti importanti al top del top. Io ricordo, ad esempio che con il Porto è successo questo: eravamo già qualificati alla 4^ gara del girone, nella 5^ e nella 6^ abbiamo schierato tutti i giocatori con due cartellini ne avessero zero, abbiamo iniziato gli ottavi con giocatori che avevano al massimo un cartellino. Siamo arrivati alla seconda semifinale con 8 giocatori con 3 cartellini e abbiamo giocato la finale senza nessuna squalifica. Ma anche avendo fortuna, è necessario essere una grande squadra e avere una squadra ‘gemella’ per poter fare un turnover quasi assoluto».

 


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