Il presidente dei blaugrana parla in esclusiva al Corriere dello Sport -Stadio: mercato, vittorie, traguardi. E un’amicizia particolare col presidente dell’Inter
MILANO, 13 novembre - Joan Laporta, l’uomo che resterà nella storia del Barcellona come il presidente del “triplete”, lo storico tris di successi della scorsa stagione (Liga, Champions League e Coppa del Re), aspetta Massimo Moratti a braccia aperte, ma non gli farà sconti. «Dobbiamo battere l’Inter per andare avanti in Champions. Per noi è una partita determinante», ha detto nel corso di una lunga intervista in cui il numero uno blaugrana ci ha raccontato del secco no risposto all’amico presidente nerazzurro che da tempo sogna Lionel Messi, della soddisfazione per l’acquisto estivo di Ibrahimovic, un’operazione conclusa mentre tornava da una missione di mercato in Ucraina, ma anche dell’affetto e della nostalgia che prova per Samuel Eto’o, l’attaccante che gli è rimasto nel cuore per i tanti gol segnati.
Presidente Laporta, com’nata l’amicizia con Moratti?
« Un amico in comune, l’ambasciatore del Kuwait a Madrid, nel 2005 ci invita una cena. Parlammo di tutto, dal calcio alla vita di tutti i giorni. Per ore. Dormimmo anche nell’ambasciata, non nella stessa stanza naturalmente (sorride divertito ndr), e la mattina a colazione riprendemmo a conversare. Con noi c’era anche mio fratello Xavier, mentre Massimo era con suo figlio (Angelomario ndr)».
Cosa pensa di Moratti come persona?
«E’ un uomo d’affari di grande successo, ma, per come si comporta, soprattutto un signore. Tra noi è nata una bellissima amicizia fin dal primo incontro perché mi parla come ad un fratello. Ha grandi valori umani, sa ascoltare gli altri, ma è anche simpatico e carico di umorismo» .
E come presidente?
«E’ il massimo per la sua società perché ama il calcio e l’Inter. Sa come si guida un club e non a caso ha vinto gli ultimi quattro scudetti. Gli auguro di arrivare a cinque quest’anno».
La vostra amicizia ha favorito l’operazione estiva che ha visto come protagonisti Ibrahimovic ed Eto’o?
«Sì, in effetti ha reso tutto più facile. Al resto hanno pensato i dirigenti di valore che entrambi abbiamo» .
Quando ha capito che sarebbe stato possibile acquistare lo svedese?
«Ametà uglio. Ne avevamo discusso anche in precedenza e i nostri professionisti avevano analizzato gli aspetti di un affare che coinvolgeva Eto’o e Ibrahimovic, ma ho avuto il sospetto che qualcosa si stava sbloccando quando un giorno ( il 16 luglio ndr) l’ho chiamato mentre stavo tornando in Spagna» .
Ci racconta quella telefonata?
«Ero stato a Donetsk (per cercare di acquistare il difensore Chygrynskiy dello Shakhtar ndr) e stavo per rientrare a Barcellona. Ho telefonato a Massimo, gli ho detto che avrei sorvolato l’Italia e gli ho chiesto se era a Milano perché mi sarebbe piaciuto continuare il discorso su Ibra che avevamo iniziato a giugno. “Ho una proposta interessante per te e per il giocatore” aggiunsi. Mi invitò ad andare a casa sua a discuterne: in quel momento capii che la trattativa sarebbe stata conclusa».
In futuro ci saranno altri affari tra Inter e Barcellona?
«Di sicuro. Se le operazioni saranno interessanti per entrambe le parti…. »
Moratti stravede per Messi e lo vorrebbe a Milano. Cosa gli risponde?
( ride divertito prima della fine della domanda) «Messi non è in vendita, non è in vendita. Deve dimenticarselo».
Lo ha detto anche a Moratti la scorsa estate?
«Sì, l’ho fatto. Messi nonè in vendita. Non se ne parla»