
Qui il Milan c’ha virtualmente vinto due scudetti mentre uno l’ha conquistato materialmente ma, due stagioni fa, c’ha anche perso una qualificazione in Champions League. Il San Paolo non è mai stato un campo come tutti gli altri per i rossoneri che a Fuorigrotta hanno scritto pagine fondamentali della loro storia, più nel bene che nel male. Il secondo turno infrasettimanale della stagione regala una classicissima del calcio italiano, una sfida che sul finire degli anni ’80 metteva di fronte le due potenze del pallone nostrano ma che anche oggi, seppur solo ad un terzo di stagione, mette in palio punti pesanti. Ecco a voi Napoli-Milan: da Maradona contro Gullit ad Hamsik e Lavezzi contro Pato e Ronaldinho, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta soprattutto per il Napoli ma anche questo Milan ricorda con nostalgia i meravigliosi anni d’oro che furono.
Il bilancio dei sessantatre precedenti vede in leggero vantaggio il Napoli che ha ottenuto ventidue vittorie contro le ventuno del Milan e diciotto pareggi. Ed il successo che fa la differenza è proprio quello che l’11 maggio 2005 costò al Milan di Ancelotti la qualificazione all’ex Coppa Campioni: penultima giornata di campionato, i rossoneri sono in corsa per il quarto posto con la Fiorentina, la faticosa rimonta sembra coronata ma il Diavolo crolla sul più bello cedendo 3-1 contro la squadra di Reja, ormai tagliata fuori dai giochi Uefa.
Hamsik ed un rigore di Domizzi mandano avanti il Ciuccio prima del botta e risposta nel recupero tra Garics e Seedorf per quello che rimane a tutt’oggi il giorno più bello per i tifosi partenopei dopo il ritorno in A. Ma questa rimane anche l’unica sconfitta subita dal Milan a Napoli negli ultimi quattordici anni seppur l’ultima vittoria rossonera sia lontana undici anni (4 gennaio ’98, 1-2 con reti di Ganz e, ironia della sorte, proprio di Leonardo): è vero che otto di questi gli azzurri li hanno passati in serie B, ma per trovare un altro successo campano bisogna tornare addirittura al 18 maggio 2005 quando una rete dell’ex Massimo Agostini sancì l’1-0 finale sebbene quel venerdì sera la testa della squadra di Capello fosse tutta rivolta all’imminente finale di Champions League da disputarsi quattro giorni dopo al “Prater” di Vienna contro l’Ajax, conclusasi infelicemente. A farla da padrone piuttosto negli ultimi tempi è stato il pareggio ed in particolare lo 0-0, che si è ripetuto per ben tre volte negli ultimi sei precedenti, tra cui quello più recente lo scorso 22 marzo. Per il resto, il San Paolo evoca dolci ricordi ai tifosi rossoneri che a Napoli conquistarono matematicamente il dodicesimo scudetto della loro storia, il primo dei tre consecutivi dell’era Capello, il 10 maggio 1992 grazie ad un 1-1 aperto dal gol di Rijkaard, e virtualmente il quindicesimo, anno ’95-96, quando fu ancora un 1-1 con rete di Christian Panucci a sancire l’allungo decisivo sulla Juventus di Lippi.
Ma è invitabile che il ricordo di tutti vada alla madre di tutti i Napoli-Milan: 1° maggio 1988, terz’ultima giornata di uno dei campionati più emozionanti della storia recente. Il Napoli comanda la classifica da solo dalla terza giornata e per larga parte della stagione ha tenuto un vantaggio tra i quattro ed i cinque punti sulla seconda, il Milan. Ma la Primavera ha segnato il lento declino di Maradona e compagni: il difficile rapporto di alcuni giocatori con il tecnico Ottavio Bianchi ha fatto crollare la saldezza dello spogliatoio. Il vantaggio si assottiglia e si arriva allo scontro diretto con un solo punto di margine. Sul 3-2 del San Paolo che di fatto consegna il tricolore al Milan si è scritto e detto di tutto: per chi c’era, rimane una partita bella ed emozionante con il botta e risposta Virdis-Maradona sul finire del primo tempo prima che ancora Virdis e Marco Van Basten, al terzo ma pesantissimo gol di una stagione, la prima in rossonero, tormentata dagli infortuni, spingessero il Diavolo verso il Paradiso rendendo inutile anche l’accorcio di Careca a dodici dalla fine.
Il Napoli si era squagliato e la conferma arriverà dieci giorni dopo, il mercoledì successivo la sconfitta di Firenze che segna la definitiva fine dei sogni: il portiere Garella legge un comunicato a nome anche dei compagni Bagni, Ferrario e Giordano in cui si conferma ciò che tutti sapevano da tempo, la “mancanza di un rapporto con l’allenatore”. L’ultimo turno contro la Sampdoria è pleonastico e giocato senza i “ribelli”, il Milan balbetta un pò a Como ma alla fine va tutto come deve e per i rossoneri è il primo scudetto dell’era-Berlusconi, in altre parole l’inizio di un’epopea infinita.