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Amarcord: Fiorentina-Napoli, anema, core…e magari un po’ di gioco

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È un lungo day after quello che accompagna la banda Mazzarri in questa settimana. Missioni: dimenticare la vittoria rocambolesca col Bologna per sentire la fame di punti che ti inlanguidisce lo stomaco, e lavorare, finalmente, con tutti gli effettivi, per individuare gli uomini che nel modo più soddisfacente possono comporre il puzzle e rispondere alle idee del mister livornese. Sarà un compito arduo per il toscano riuscire a districare il bandolo di una matassa totalmente ingarbugliata dagli acquisti roboanti ma pressocchè inutili della dispendiosa campagna del mercato estivo, quando Mazzarri era per il Napoli neanche una remota idea da confondersi nell’inconscio. Immediatamente le indicazioni sono state chiare, e come un refrain cantato in coro tante volte ma assolutamente non ascoltato, hanno indicato la necessità di una punta di peso, di un terzino sinistro e di un centrocampista di muscoli e centimetri. Ma probabilmente l’uomo che maggiormente occorre all’allenatore azzurro e che al Napoli totalmente manca è quel mediano basso fulcro del camaleontico modulo mazzarriano. Il 3 5 2 col mantello da 4 3 3 con i movimenti opposti e orchestrali di un Aronica, bloccato quasi sulla linea difensiva, e di un Maggio libero di affondare, tanto da trovarsi come uomo più avanzato nel momento del gol vittoria allo scadere sui felsinei, ha collocato i calciatori, senza stare adesso a valutarne la qualità, nei loro ruoli più consoni, donando da subito un maggiore equilibrio tra i reparti, ma l’obbrobrio al quale non c’è rimedio (per adesso) è stato quel Gargano in quella fondamentale posizione di simil regista arretrato col compito di rottura e impostazione: troppo anarchico l’uruguaiano per ricoprire un ruolo cardine nell’economia della squadra, poche doti nel far girare in modo veloce la palla, rendendo la manovra troppo lenta e prevedibile. Ancor meno di Gargano è appropriato a questi compiti il talentuoso Cigarini, voluto fortemente da Donadoni ma che in realtà già nel Napoli del bergamasco non poteva avere collocazione. Perchè? Perchè il calcio moderno ha bisogno di centrocampisti capaci di espletare al meglio entrambe le fasi, e gli “uomini con la cinepresa”, ormai in via d’estinzione, hanno una congenita incapacità in fase di rottura e pertanto richiedono di una grande protezione dai compagni di reparto. Pirlo nel Milan,oltre ad essere più esperto e a possedere quella cazzimma necessaria per essere dei campioni, rispetto all’inesperienza “do’ prufessore”, ha sempre giocato con ringhio Gattuso ed uno tra Seedorf ed Ambrosini ai suoi lati; stesso discorso per il vice della nazionale italiana, D’Agostino, che nell’Udinese dal gioco spumeggiante dell’anno passato, aveva ai suoi fianchi come scudieri Inler ed Ashamoah. Cigarini in un centrocampo che deve già irrobustirsi per coprire le avanzate di Marekiaro, non può giocare, e risulta totalmente inutile al nuovo mister perchè assolutamente evanescente in fase di rottura. Gargano e Cigarini, due calciatori che hanno sempre mostrato la tendenza a pestarsi i piedi, e che potrebbero somigliare alla parodia della pubblicità del Dash, non uno che ne vale due, ma due che valgono per uno. Sarà di certo molto complicato coprire questo buco nel mercato di riparazione, a meno di clamorose occasioni, perchè si richiede un investimento di svariati milioni per rinforzare la zona nevralgica del gioco del toscano con un calciatore di qualità assolute, non di quelli da saldi di gennaio. E aspettando di capire in che modo Mazzarri sopperirà a questo deficit strutturale del Napoli, nonché rapiti dalla curiosità di capire su quali uomini il livornese punterà il rilancio degli azzurri, c’è un’altra trasferta proibitiva ad attendere i partenopei, in terra di toscana, contro una squadra gigliata che è tra le più importanti realtà del calcio italiano e di certo anche una delle formazioni più in forma di questo inizio di stagione. Nell’arena dell’Artemio Franchi l’incontro si è disputato ben 68 volte tra serie A e coppa Italia e il computo vede i viola trionfatori in 37 circostanze, il ciuccio ha strappato i 3 (o 2) punti in 13 circostanze, mentre il risultato è stato di parità 18 volte, con una rapporto reti che vede la Fiorentina averne realizzate esattamente il doppio del Napoli: 106 contro 53. L’ultimo pareggio in terra di Toscana per i partenopei risale a ben 16 anni fa, quando in una stagione disastrosa per entrambe le squadre (la Fiorentina per un solo punto retrocesse clamorosamente in B dopo 54 anni, mentre il Napoli per soli due punti si salvò) il risultato terminò per 1-1 con le reti d’autore di Fonseca per il Napoli al 25′ del primo tempo e di Batigol allo scadere. Fu una partita caratterizzata da un arbitraggio pessimo, totalmente a sfavore degli azzurri; così intitolò l’articolo poco più di tre lustri fa il “Corriere della Sera”: “l’ arbitro medico guarisce la Fiorentina!” E si legge tra le pagine del quotidiano : “ Finisce con un pareggio annunciato ma carico di tensione, di emozioni e di rimpianti. Annunciato perche’ un punto e’ meglio di niente per chi non ha ancora raggiunto la zona tranquillita’ e per chi convive con l’ incubo della retrocessione. Annunciato anche perche’ cosi’ doveva aver stabilito l’ arbitro Trentalange, addirittura irritante per la benevolenza esibita nei confronti della Fiorentina per quasi un’ ora, il tempo che ha separato il gol di Fonseca da quello di Batistuta. Ma un pareggio carico pure di tensione perche’ il Napoli ha giocato l’ intero secondo tempo in dieci per l’ espulsione di Carbone (raggiunto a pochi attimi dal termine dal proprio allenatore Bianchi) e perche’ raramente in una partita capita di contare tanti falli, fischiati in maggioranza contro una sola squadra. [...]”.

Negli ultimi due anni, dal ritorno in A del Napoli, altrettante vittorie di misura per la Fiorentina: l’1-0 targato Vieri (alla sua prima apparizione dal primo minuto dopo circa due anni) del 31 ottobre 2007 (anche qui con grossolano errore arbitrale su un gol validissimo ed annullato del Pampa Sosa) ed il 2-1 della passata stagione, quando, sul finire di gennaio, la Fiorentina proseguiva la sua rincorsa alla Champions, mentre il Napoli iniziava a salutarla mandando, nell’annaspare, messaggi di help. Fini 2-1 in quella circostanza con le reti, tutte nel secondo tempo di Santana, Vitale e Montolivo.

Il Napoli allora era da tre mesi in astinenza da tre punti in trasferta, l’astinenza si è ulteriormente prolungata, ed ormai siamo allo scadere dell’anno solare. Non è certo la partita di Firenze quella dalla quale ci si possa attendere che il tabù venga sfatato, anche se nel calcio non si sa mai, ma di certo ci si aspetta un Napoli guerrigliero, magari con qualche indicazione ulteriore sul piano tattico, ma di sicuro un Napoli che ricominci, come col Bologna, a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, per poi correre a scavezzacollo per riprenderselo…ancora un Napoli “anema e core”, e magari anche con le prime elaborazioni cerebrali…

di Emanuele Gargiulo (fonte Pianetazzurro.it)


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