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Marotta: «Arbitri? C’è ancora sudditanza»

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MarottaL’ad della Samp: «Contro la Lazio subito un danno palese»

 
TORINO, 19 ottobre - Gli arbitri sono nel mirino già dopo l’ottava giornata di campionato. Ieri le proteste di Roma e Sampdoria per i presunti torti subiti contro Milan e Lazio. Il presidente della Samp Riccardo Garrone ha detto «diamo fastidio». Ospite di ‘Radio Anch’io Sport’ Giuseppe Marotta, amministratore delegato dei blucerchiati ha spiegato il senso di queste parole. Non strategie studiate a tavolino, ma «sudditanza psicologica», di cui la classe arbitrale, a suo parere, proprio non riesce a liberarsi. «Ci siamo sempre distinti per una linea entro i confini della razionalità – ha esordito Marotta -. Ma il mio ruolo mi impone di tutelare gli interessi della società. Ieri contro la Lazio abbiamo subito un danno (arbitrale, ndr) palese, che si aggiunge a quello contro il Parma. Il mio obbligo non è di protestare, ma chiedere maggiore rispetto». L’ad si riferisce all’uscita di Muslera su Pazzini ed al contatto in area Diakite-Ziegler.

“FASTIDIOSI”
– Pazzini «ha una frattura scomposta del setto nasale e dovrà essere operato». Ma a chi darebbe ‘fastidio’ la bella classifica della Samp? «Il fastidio cui parlava il presidente non era riferito ad ipotetiche ‘congiure di palazzo’ o all’ ‘uomo nero’ – ha spiegato Marotta -. Noi siamo una ‘provinciale’ e facciamo fatica a puntare grandi traguardi, evidentemente anche a livello mediatico abbiamo uno spazio limitato, che porta ad una sudditanza psicologica da parte degli arbitri e li condiziona. Quella esiste sempre, perchè il giudizio negativo di un giornale è diverso se l’errore lo subisce una grande, rispetto allo stesso errore a danno di una squadra medio-piccola. Sicuramente la Samp non è trattata come Juve, Milan o Inter. Ma non da quest’anno».

SPORTELLO RECLAMI
– La mancanza di tranquillità «nasce dal fatto che non c’è dialogo tra componente arbitrale e società - ha sostenuto Marotta - non esiste uno ‘sportello reclami’. Invece sarebbe indispensabile sedersi con cadenza periodica intorno ad un tavolo, in Lega, per esporre le rispettive posizioni. Comporterebbe una crescita importante di tutto il movimento. Non serve limitarsi a mettere da parte l’arbitro che ha sbagliato». Poi c’è lo stato d’animo con cui i giovani arbitri si avvicinano all’incontro: «Noto la differenza nell’approccio alla gara degli arbitri. Una volta erano molto più tranquilli. Oggi arrivano in campo tesi come corde di violino. Probabilmente perchè subiscono pressioni che gli tolgono la tranquillità che invece si ha se si parte con la fiducia dei club. Per questo reputo così importante il dialogo».

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