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Auguri Bologna tra storia e presente

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Quel pallone alle spalle di Buffon, domenica scorsa, forse non l’ha spinto solo Adailton: insieme al destro del brasiliano c’era sicuramente anche il tocco morbido del commendator Giacomino e quelli dei tantissimi giocatori che hanno fatto grande il Bologna in un secolo di vita e che hanno voluto, nella settimana del Compleanno più importante, dare ai tifosi la gioia di uscire con un punto dal campo della mai troppo amata Juventus. Il Bologna Fc 1909 entra nel club dei centenari del calcio italiano: il 3 ottobre 1909 il signor Armstein, uomo nobile di origini tedesche, convertì i soci del Circolo Turistico bolognese alla grande passione per il calcio fondando la squadra cittadina destinata ad entrare nella storia del pallone italiano.

È bene precisare subito che se oggi tanti ex giocatori e personaggi dello spettacolo di fede rossoblù hanno potuto festeggiare come meritava la loro squadra del cuore lo si deve a Giuseppe Gazzoni Frascara che nell’estate 1993, il 19 giugno, rilevò una società fallita dalle mani dei cosidetti “casilliani”, capitanati da Piero Gnudi, che trascinarono il club alla seconda retrocessione della storia in serie C. La storia del Bologna si divide infatti in due parti aventi come spartiacque il 1982: perchè nell’estate in cui gli italiani si riversavano nelle strade per festeggiare il terzo titolo mondiale, si era appena consumato un fatto storico per il calcio nazionale, la prima retrocessione in B del Bologna, parzialmente offuscata dalla contemporanea discesa tra i cadetti anche del Milan. E la stagione successiva arrivò addirittura la caduta in C1 per il punto più basso della storia rossoblù.

Da quell’anno il Bologna non fu più lo stesso trasformandosi in una squadra di provincia destinata solo e soltanto a lottare per salvarsi. Parlano i numeri: undici stagioni di serie B e tre di C1 negli ultimi ventisette anni e mai sopra il settimo posto in serie A. Così, oggi, sembrano lontani i ricordi dei sette scudetti e delle due Coppe Italia e lontanissimi quelli della “squadra che tremare il mondo fa”, come fu definito lo squadrone del Bologna capace di conquistare quattro scudetti tra il 1935 ed il 1941, appena prima dell’inizio dell’epopea del Grande Torino. Nessuno è ancora in vita di quello squadrone, dal bomber Angelino Schavio, primo ed irraggiungibile nella classifica dei gol segnati con 252 centri, a Renato Andreolo fino ad Amedeo Biavati, la prima grande ala del calcio italiano.

Anzi alcuni dei componenti di quella rosa sono oggi ricordati per la loro triste fine: dal tecnico Arpad Weisz, costretto prima a lasciare l’Italia per le leggi razziali e poi morto nei campi di concentramento di Auschwitz, a Dino Fiorini, terzino destro ucciso dai partigiani nel ’44 senza che il suo corpo sia mai stato ritrovato. Alla grande festa sono mancati solo loro, insieme a Klas Ingesson, alle prese con un nemico difficile da superare anche per un lottatore come lui, ed a Helmut Haller.

C’erano tutti gli grandi della storia rossoblù alla parata di stelle che ha caratterizzato la serata appena trascorsa al “Dall’Ara”: c’erano anche due presenze, silenziose ma ben presenti, quelle delle due grandi bandiere Tazio Roversi e Giacomo Bulgarelli, primatista all time di presenze con 486 gettoni. Portati via troppo presto dal destino, è stato rivolto a loro il pensiero dei tifosi nella notte della celebrazione, al punto che durante la partita di vecchie glorie nessun giocatore ha indossato la fascia di capitano, perchè l’unico Capitano rossoblù rimarrà per sempre Giacomino da Medicina.

Era lui a portare la fascia al braccio anche il 7 giugno 1964, data dell’ultimo scudetto conquistato al termine di una stagione leggendaria: Fuffo Bernardini dalla panchina seppe guidare al tricolore una squadra fortissima ma che incontrò sul proprio cammino tanti ostacoli come quello legato al misterioso caso doping che bloccò cinque giocatori a febbraio e portò ad una penalizzazione di tre punti poi restituiti in prossimità della volata finale con Bologna ed Inter capaci di rimanere appaiati fino all’ultima giornata rendendo necessario il primo spareggio-scudetto della storia del calcio italiano, vinto 2-0 dai rossoblù con le reti di Romano Fogli ed Harald Nielsen. Oggi la musica è cambiata: ci si accontenta di salvezze miracolose, come quella dello scorso anno, o di promozioni in A come accaduto due anni fa. Ma, come sosteneva Bernardini riferendosi ai suoi campioni, “come qui si gioca solo in Paradiso”: ed allora i tifosi rossoblù gridano cento di questi giorni, caro Bologna, e grazie, commendator Giacomo Bulgarelli, per aver spinto in rete quel pallone di Adailton…


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