
La forza fisica l’ha sempre avuta. A mancare erano state la fortuna sottoforma di continui guai fisici o di scelte sbagliate (leggi Siena). Se poi si mette pure ad essere al posto giusto al momento giusto o a sfornare assist, allora nessun traguardo è precluso. Ahmed Apimah Barusso si merita la copertina della settimana in serie B: la speranza è che per il mediano del Brescia si tratti dell’inizio di una seconda carriera, e come avvio non c’è male, segno che forse la scelta della squadra in cui provare a rinascere è stata indovinata: un assist degno del miglior trequartista fornito a Flachi nella partita contro il Torino, un gol da attaccante opportunista sabato scorso a Piacenza ma soprattutto tanta generosità a centrocampo, il suo marchio di fabbrica. Nato ad Accra il 26 dicembre 1984, Barusso prova a tornare al futuro dopo due anni da incubo, prova a tornare il giocatore che impressionò l’Italia e non solo nei primi tre mesi del campionato di serie B 2006-’07 con la maglia del Rimini.
Il Davids dei poveri: questa l’impressione suscitata in molti addetti ai lavori nell’anno dell’esordio in serie B. Una forza fisica impressionante, al punto che la sua società gli deve procurare calzettoni su misura perchè quelli tradizionali non riescono a contenere i muscoli dei polpacci. Con uno così, soprattutto in serie B, parti sempre da 1-0: Milan e Juventus ci mettono gli occhi, sembra l’inizio di un sogno. E pensare che Barusso non era un carneade, bastava perlustrare i campi polverosi della terza serie per scoprirlo per tempo e pagarlo poco: il Rimini lo vede a Manfredonia, dove tra il 2003 ed il 2006 Barusso è un cardine del centrocampo sipontino. Tre campionati, i prime due conclusi con le promozioni dalla D alla C1, fatti di sostanza, corsa ma anche reti, nove in tutto, perchè i piedi buoni Barusso li ha eccome.
Arriva a Rimini da sconosciuto ma sa conquistarsi presto un posto da titolare, segnando anche due gol per non smentirsi, nella squadra che alla prima giornata ferma niente meno che la Juventus. Ma il destino è in agguato. La data che segna una netta linea di demarcazione nella carriera del mediano ghanese è il 28 ottobre 2006: un durissimo scontro con Alfredo Cardinale, capitano del Crotone (e, ironia della sorte, suo futuro compagno a Rimini dal gennaio seguente), su un campo in pessime condizioni, gli causa la rottura della tibia. Fine dei sogni di gloria per lui ed in parte anche per il Rimini, che continuerà a stupire per tutta la stagione ma che avvertirà terribilmente in mezzo al campo l’assenza della corsa di Barusso.
Da quel giorno la sua carriera si trasformerà in una corsa ad ostacoli: nell’estate 2007 scommette su di lui la Roma che lo prende in comproprietà dal Rimini, ma la prima parte di stagione viene persa per i postumi dell’infortunio, Spalletti lo vede poco e così a gennaio si va in Turchia ma col Galatasaray ci saranno solo due presenze in tre mesi, una comparsa nello scudetto turco. Lo scorso anno accetta la proposta del Siena: un tecnico come Giampaolo sembra l’ideale per rilanciarsi, ma la serie A lo respinge ancora una volta lasciandogli solo tre presenze.
Poi ecco l’offerta giusta, quella del Brescia: Rimini e Roma, ancora comproprietarie del suo cartellino, lo girano in prestito alla società del presidente Corioni (nella foto, durante il giorno della presentazione). La stagione parte tra polemiche e contestazioni ma Cavasin dà fiducia al mastino ghanese, che in un attimo riscopre antiche sensazioni e torna a far parlare di sè: così Ciro, come lo chiamavano affettuosamente i tifosi di Manfredonia, torna a sognare un futuro da grande. Chiede solo fiducia ed un pò di fortuna, al resto ci pensa lui.