
Lo strano calendario della serie A 2009-’10 porta la Juventus a giocare per la seconda settimana consecutiva a Roma: in mezzo c’è stata la sosta del campionato per gli impegni della Nazionale, ma si tratta comunque di un’anomalia del computer che da un lato permette ai bianconeri di archiviare già a metà agosto due delle trasferte più difficili della stagione, dall’altro costringe però a non allentare la tensione dal momento che alle porte c’è una gara tutt’altro che semplice e tanto più in una fase tradizionalmente delicata, ovvero quella che segue gli impegni di quasi tutte le nazionali del mondo.
Dopo la Roma, dunque, ecco la Lazio: minore l’impatto emotivo per una sfida che solo in qualche occasione è valsa lo scudetto, ma da più di un decennio a questa parte anche il confronto tra bianconeri ed aquilotti rappresenta un classico del calcio italiano ad alto contenuto spettacolare. Pensi a Lazio-Juventus e realizzi che per la prima volta dopo tredici anni la partita non vedrà in campo da nessuna delle due parti Pavel Nedved: il talento di Cheb, che ha legato la sua carriera alle due squadre, ha appeso gli scarpini al chiodo proprio dopo uno Juventus-Lazio, ultima giornata dello scorso campionato, lui che ha deciso più di una volta questo confronto con entrambe le maglie.
Il bilancio delle sessantacinque sfide dirette giocate nella Capitale è in perfetta parità: ventiquattro vittorie a testa e diciassette pareggi, l’ultimo dei quali registratosi nello scorso campionato, il 18 gennaio 2009, un 1-1 siglato dalle reti di due giocatori che per motivi diversi non saranno protagonisti sabato sera: vantaggio laziale firmato dal “dissidente” Christian Ledesma (su papera di Manninger) e pareggio juventino di Olof Mellberg, passato in estate all’Olympiakos. La Lazio però è riuscita a vincere solo una delle ultime sei sfide dirette giocate in serie A, quella del 6 dicembre 2003 terminata 2-0 con reti di Bernardo Corradi e Stefano Fiore.
Per il resto si sono registrati dal 2003 ad oggi tre pareggi e due successi juventini, l’ultimo dei quali il rocambolesco 3-2 del 15 dicembre 2007 firmato dal botta e risposta Trezeguet-Pandev prima che due reti in fotocopia di Del Piero, imbeccato da Cristiano Zanetti, permettessero alla Juve l’allungo solo parzialmente recuperato ancora da Pandev allo scadere. Curioso sottolineare come meno di due anni dopo anche i marcatori di quella sfida rischino, per motivi diversi, di non prendere parte al confronto di sabato sera.
E se la partita del 2005 finì tra le polemiche della Lazio nei confronti dell’arbitraggio di Trefoloni ma fu decisa a cinque minuti dal termine proprio da Pavel Nedved, impossibile non ricordare altri due confronti che hanno segnato in un senso e nell’altro due rincorse scudetto della Lazio. Il 17 febbraio 1974 il 3-1 con cui i ragazzi di Tommaso Maestrelli regolarono la Juve di Carletto Parola segnò il quasi definitivo affossamento delle speranze scudetto dei bianconeri, che quel giorno scivolarono da meno due a meno quattro ed a fine stagione dovettero applaudire il primo storico tricolore laziale.
Il 17 aprile 1999 invece il risultato si capovolse e quel giorno fu la Juventus di Carlo Ancelotti, alle prese con una stagione da dimenticare, a superare la Lazio di Eriksson ormai avviata ad un lento ma inesorabile declino. I biancocelesti, piegati dalla prima ed unica doppietta italiana di Thierry Henry e dalle papere di Marchegiani, subirono la seconda sconfitta consecutiva sette giorni dopo il crollo nel derby spianando così la strada alla rimonta del Milan di Zaccheroni che si sarebbe materializzata a due giornate dal termine.