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Lucarelli: “Più emozionato di sei anni fa”

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C’erano riconoscenza, emozione e tanta gioia nel volto di Cristiano Lucarelli al primo giorno della sua seconda avventura livornese. Col cuore non se n’era mai andato, a fargli decidere il divorzio erano stati tre anni fa gli ingenerosi fischi di parte del “Picchi” al termine di una partita di campionato contro la Reggina in cui, per usare un eufemismo, le due squadre non si erano particolarmente date battaglia. “Io accusato di tradire la maglia del Livorno?” aveva pensato dentro di sè il numero novantanove. “Forse questo pubblico non mi merita più”. Seguirono le infelici scelte chiamate Shakhtar Donetsk e Parma: di reti ne sono sempre arrivate, anche in Champions League (ed anche contro il Milan) ma la felicità di esultare sotto la curva amaranto è tutta un’altra cosa.

Ed allora non poteva essere un pasticcio sulla procura a bloccare un affare che di fatto era già scritto: quella tra Livorno, squadra e città, e Lucarelli è un’autentica storia d’amore. E come in ogni storia d’amore occorre specificare chi ha fatto il primo passo: “Sono emozionatissimo, molto più della prima volta in cui arrivai qui nel 2003. Sono tornato e penso di poter dire che terminerò qui la mia carriera, come ho sempre desiderato. Questo perchè c’è una differenza fondamentale tra oggi e sei anni fa: allora fui io a spingere per vestire la maglia del Livorno, oggi invece è stata la società a volermi fortemente. Ovviamente devo ringraziare il presidente ma anche il ritorno di Nelso Ricci ha dato un notevole impulso alla trattativa: lui mi ha sempre stimato ed inoltre è un grande dirigente che in passato ha portato a Livorno giocatori importanti”. Ma non tutta la piazza ha preso bene il ritorno di Lucarelli, che per la frangia più oltranzista della tifoseria è ormai un “traditore”: “Spero che chi non mi stima non alimenti tensioni che farebbero male a tutti: io sono qui per unire, non per dividere. Ci sarà da lavorare per cercare la salvezza, davanti ci sarà da divertirsi con gente come Tavano, con cui avrei già potuto giocare due anni fa prima di andare via, e come Diamanti, che reputo un grande giocatore”. La storia del numero novantanove, che Cristiano ha tenuto a riprendersi, è pronta a ripartire, questa volta per non finire più.


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