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Venezia saluta il calcio professionistico

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Meno male che a Genova le due squadre cittadine scoppiano di salute. Perchè per altre due città espressioni di vecchie repubbliche marinare è un momento bruttissimo: ieri il Pisa, oggi tocca al Venezia ammainare bandiera bianca e salutare il calcio professionistico dopo ventisei anni. Secondo fallimento nello spazio di quattro stagioni e la grande impresa compiuta dai ragazzi di Michele Serena capaci di ottenere non più tardi di un mese fa un’insperata salvezza ai playout di Prima Divisione finita in frantumi.

La Società Sportiva Calcio Venezia annuncia, per bocca del sindaco Massimo Cacciari, l’impossibilità di iscriversi al prossimo campionato di Prima Divisione: “Malgrado lo straordinario sforzo profuso dalla squadra e dall’amministrazione comunale, non ci è stato possibile procedere con l’iscrizione”. Come ha detto Cacciari, si tratta della “conclusione di un disastroso percorso iniziato dopo la fine della gestione Zamparini”. E chissà come si sentirà in questo momento il presidente del Palermo: mentre il suo attuale allenatore sogna lo scudetto, la squadra con la quale si è fatto conoscere al grande calcio scompare sommersa dai debiti e da discutibili gestioni societarie, tra cui l’ultima, quella dell’iraniano Golban che aveva appena acquistato la società dai fratelli Poletti salvo abbandonare la barca quando si è accorto che i debiti erano molto superiori alle previsioni. Fratelli Poletti che si erano assunti l’onere di far rinascere il calcio a Venezia dopo il primo fallimento, seguito alla retrocessione in C1 nel 2004. Si ripartì con il Lodo Petrucci dall’allora C2: fu subito promozione nella categoria superiore e la stagione successiva si sfiorò addirittura la serie B, svanita nella semifinale playoff giocata, ironia del destino, proprio contro il Pisa. Poi sono arrivate due sofferte salvezze ma era sempre più evidente che la società non avrebbe potuto reggere la situazione da sola per molto tempo. Ora bisognerà ripartire dalla serie D con un progetto solido e credibile, ma quanta tristezza veder giocare partite dilettantistiche a Sant’Elena.


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