
Quando certe decisioni arrivano così all’improvviso, per di più nel giorno in cui avresti dovuto partire per l’ennesimo ritiro, o almeno vengono rese note senza preavviso, sono il segnale inequivocabile del tempo che passa, anche se hai ancora il viso ed il corpo da giocatore. Fine della corsa, tenete i biglietti rimasti come preziosi ricordi: l’aeroplanino va nell’hangar. Proverà a ripartire da un’altra posizione, più defilata: la panchina dei Giovanissimi Nazionali della Roma. Vincenzo Montella ha detto stop a 34 anni dopo due stagioni difficili, passate più in infermeria che sui campi d’allenamento. Ma rimarrà a Roma, nella sua Roma ed al servizio della sua Roma, per allevare magari qualche giovane attaccante che si possa ispirare a lui.
Fosse facile: Montella è stato uno dei centravanti più completi, oltre che prolifici, che il calcio italiano ricordi negli ultimi trent’anni. La sua velocità di movimento in area ed il suo innato senso del gol ne fanno un bomber modello assai difficile da imitare. Non c’è squadra in cui non abbia lasciato il segno, persino nel Fulham, dove la Roma lo girò in prestito nella seconda parte della stagione 2006-’07: solo tre gol ma sufficienti per farsi amare dal pubblico del Craven Cottage.
Peccato che a quell’epoca fosse già iniziato il declino: gli esordi ad Empoli poi la consacrazione nel Genoa con cui nel ’96 vince la classifica cannonieri in serie B con 21 reti poi il clamoroso passaggio alla Sampdoria e le paturnie dei tifosi blucerchiati anestetizzate dalla valanga di gol, cinquantaquattro in un triennio concluso però con la caduta in serie B dopo diciassette anni. Poi la Roma, l’epoca aurea dei Sensi ed il tormentato rapporto con Capello anche se a volerlo sotto il Cupolone fu Zeman, che fece le valigie poco dopo: di reti ne segnerà come sempre tante ed arriverà lo storico scudetto del 2001 ma non di meno saranno le incomprensioni con il tecnico di Pieris, fino alla storica bottiglietta lanciata a Napoli il 10 giugno 2001, nella giornata della festa mancata che precedette di soli sette giorni il Giubileo giallorosso.
Difficile la vita con Batistuta, la convivenza tra due super-bomber è sempre un affar serio così i due decisero di “spartirsi” i gironi: all’andata un super Bati fece scappare la lupa, nel ritorno però l’argentino si ferma causa infortunio ed arriva il tempo dell’Aeroplanino, che segna reti pesantissime come quella del 2-2 alla Juve nella partita scudetto per eccellenza. Poi l’età dell’oro giallorossa si spegne, non così la vena realizzativa di Montella che il 10 marzo 2002 segna quattro-gol-quattro alla Lazio nel primo tempo dello storico derby del 5-1 costingendo Nesta a chiedere il cambio nell’intervallo per manifesta inferiorità mentre nel 2004-’05, alla soglia dei trent’anni, segna ventiquattro gol tra Campionato e Champions League: la Roma gli rinnova il contratto a cifre considerevoli, uno dei primi passi verso il tracollo economico ma dopo anni di battaglie nelle aree di rigore il logorio si fa sentire e la parabola discendente avvia il suo inesorabile percorso.
E siccome quando le cose devono andare male c’è poco da fare, arriva pure il divorzio dalla moglie Rita, conosciuta ad Empoli dalla quale ha avuto un figlio. La vita sentimentale tornerà presto a sorridere grazie alla soubrette Rachele Di Fiore ma le emozioni del campo non saranno più le stesse. Neppure il ritorno alla Sampdoria, in prestito, lo risolleverà, i guai al ginocchio non lo abbandonano ma qualche golletto non manca mai, come alla prima giornata della sua nuova vita blucerchiata contro il Siena ed all’ultima, contro la solita Juve per quello che rimarrà la sua ultima delle sue centoquarantuno reti in serie A.
Con la maglia della Nazionale avrà poca fortuna come destino di tanti grandi bomber del calcio italiano, da Pruzzo a Pulici: solo dodici presenze e due sole fasi finali di un grande torneo, l’Euro 2000 solo sfiorato ed il Mondiale 2002 da turista. Da ricordare la doppietta a Wembley il 27 marzo 2002 per un successo storico. Ma dopo tanti chilometri anche un aeroplano collaudato deve saper smettere di volare: buona seconda carriera, Vincenzo.