
Il calcio, come tutti gli altri sport, è in grado di regalare non solo forti emozioni ma sa anche fornire occasioni di riscatto e rivincita del tutto inattese. È ciò che ha pagato amaramente il Lecce, che torna in serie B dopo un solo anno di permanenza nella massima serie condannato a tre giornate dalla fine dalla sconfitta subita al 94′ nella gara-spareggio contro il Bologna, allenato da un certo Beppe Papadopulo. La lunga storia che ha portato i pugliesi a giocare in A nella stagione appena conclusa parte dal dicembre 2007: lo Zeman-bis non funziona, la squadra, partita con ambizioni di primato, si ritrova a metà stagione ai limiti della zona retrocessione in B.
Ciò che stupisce è che i giocatori non riescono neppure in parte a mettere in pratica i dettami del tecnico boemo: il Lecce fatica a produrre calcio d’attacco e la famiglia Semeraro decide di affidarsi alle cure di Beppe Papadopulo durante la pausa natalizia. La squadra viene rinforzata a dovere (arriva tra gli altri Tiribocchi) e con un girone di ritorno entusiasmante i giallorossi arrivano a sfiorare i play-off. Così la stagione successiva Papadopulo punta senza mezzi termini alla promozione che arriva puntualmente: il gioco non incanta ed il pubblico spesso rumoreggia, la sconfitta interna contro il Bari a tre giornate dalla fine condanna il Lecce ai play-off, vinti superando Albinoleffe e Pisa.
Ma per il massimo palcoscenico la società vuole di più: Papadopulo viene congedato senza tanti scrupoli per puntare su Mario Beretta. Non si vuole più soffrire fino alla fine ed anzi per la prima volta la società fa l’occhiolino alle zone nobili della classifica. Peccato che agli sforzi per la scelta del tecnico non ne siano corrisposti altrettanti per rinforzare la squadra: il Lecce che si presenta al via della serie A è una squadra debolissima, quasi uguale a quella della B ed impreparata in ogni reparto.
La partenza shock con lo 0-3 in casa del Torino ne è una conferma mai ma poi i risultati arrivano: due vittorie di fila in casa negli scontri diretti contro Chievo e Cagliari, il pareggio imposto alla Lazio capolista e la sconfitta nel finale in casa dell’Inter sembrano dare ragione alla società. Ma il successo contro i sardi, datato 28 settembre, rimarrà incredibilmente l’ultimo ottenuto tra le mura amiche fino al 26 aprile: eccola la causa della retrocessione, un’anomala incapacità di vincere in casa, solitamente punto di forza per le squadre di bassa classifica. Beretta punta inizialmente sul 4-4-2 con Tiribocchi e Cacia di punta ma è dietro ed in mezzo che manca qualità ed esperienza, Giacomazzi a parte.
La squadra così inizia a perdere colpi: la prima svolta in negativo arriva il 19 ottobre con la rimonta subita in casa dall’Udinese dal 2-0 al 2-2, poi c’è il brutto scivolone di Reggio Calabria. Fuori casa arrivano discreti risultati ma un altro tasto dolente della stagione giallorossa è l’incredibile capacità di subire reti nel finale di partita: Lazio, Milan, Juventus (capace addirittura di segnare al 90′ dopo aver subito il momentaneo pareggio due minuti prima) sono tantissime le squadre che beffano il Lecce in zona Cesarini. Il 2009 si apre con il blitz di Firenze e la squadra comunque sopra la zona retrocessione ma l’avvio del ritorno segna parte del destino: il rocambolesco 3-3 contro il Torino con il Lecce avanti prima 2-0 e poi 3-2 e la successiva rimonta subita nel finale contro il Chievo costano punti pesantissimi solo in parte recuperati dal colpo fatto a Siena.
Ma in casa non si vince, la sconfitta contro la Lazio del 22 febbraio segna l’ingresso nelle ultime tre posizioni, da cui il Lecce non uscirà più. Lo 0-0 contro la Reggina dell’8 marzo costa la panchina a Beretta: arriva De Canio ma il materiale umano, non rinforzato a gennaio, è quello che è. Allora niente miracoli, gli arbitri danno l’ultima spinta (imbarazzanti i torti subiti contro la Roma) ed il ritorno alla vittoria in casa dopo sette mesi contro il Catania arriva quando le speranze sono già del tutto tramontate. Al resto ci pensa la tremenda vendetta di Papadopulo. Si ripartirà ancora con De Canio, ma forse senza il ds Angelozzi, per una serie B da vivere con molti soldi in meno: e pure senza il derby col Bari.