
Treviso 5: il voto in realtà è tutto della società. Cosa potevano fare di più un tecnico giovane e preparato come Luca Gotti, che per il debutto su una panchina di prima squadra di un club ha scelto un’avventura difficilissima, ed un gruppo di giocatori volenterosi ma per larga parte non all’altezza della serie B? La retrocessione era di fatto scritta già dall’estate, quando iscriversi al campionato è stato un successo: dopo i botti sul mercato dell’anno precedente, concluso con una salvezza stentata, il presidente Setten si è infatti accorto che le casse erano desolatamente vuote. Ed allora hai voglia a puntare sui giovani: quando gli stipendi non ci sono ed il valore tecnico del gruppo è quello che è, c’è poco da lottare. Nonostante questo Gotti ed i suoi ragazzi hanno combatttuto degnamente fino a gennaio: tra penalizazioni che andavano e venivano a Natale la squadra era pienamente in corsa per la salvezza. Poi un fisiologico calo fisico e nervoso, l’incredibile esonero di Gotti con la parentesi Balbo e la lenta agonia. Ora è corsa contro il tempo per evitare il fallimento: nella Marca c’è bisogno di aria nuova.
Avellino 4.5: mezzo punto in meno, ma sempre alla società, perchè sbagliare è umano, ma perseverare è… Pugliese. La dirigenza irpina inanella la quarta retrocessione in cinque anni, seconda consecutiva: basterebbero questi numeri per far capire che Incocciati, Campilongo ed i giocatori hanno ben poche responsabilità per quello che è stato anche in questo caso un disastro annunciato. Molti dei giocatori retrocessi lo scorso anno, su tutti capitan Di Cecco, avevano scelto di restare perchè convinti dalle promesse della società. Altra grave pecca, aver ingannato anche i calciatori oltre che i tifosi. La scelta di affidare una squadra allestita senza programmazione in estate dopo il ripescaggio ad un tecnico esordiente come Inocciati si commenta da sola: dopo un mese di campionato la squadra sembrava già retrocessa ma Sasà Campilongo ha avuto il merito di rimotivare il gruppo. Pronti via e subito otto partite d’imbattibilità compresa la vittoria sul Bari: molti pareggi certo ed una naturale flessione rovinano il Natale ma al giro di boa i lupi sono incredibilmente in corsa per salvarsi. Il mercato di gennaio porta Sforzini ma De Zerbi è sempre infortunato ed il salto di qualità non arriva eppure l’Avellino rimane in corsa fino a tre giornate dal termine quando cede con onore a Salerno e torna in Prima Divisione, questa volta senza speranze di ripescaggio. Anzi, il futuro in Lega Pro è un’incognita perchè i debiti sono inquietanti e non sembrano esserci alternative alla gestione Pugliese.
Pisa 4: maggiori erano le aspettative, inferiore sarà il voto. Sembra di essere su scherzi a parte ed invece è tutto vero: la squadra che lo scorso anno ha messo in mostra il calcio più bello della categoria sognando a lungo la serie A riprecipita in terza serie e vede addirittura in dubbio l’iscrizione alla Prima Divisione. Colpa di una gestione, quella Covarelli, che ha abbandonato la barca in estate senza preavviso e di una gestione, la nuova targata Pomponi, che ha pagato carissimo il noviziato: al resto c’hanno pensato discutibili scelte di mercato del ds Cinquini ed altri fattori, tra cui una preparazione fisica inadeguata. Senza Cerci, Castillo e Kutuzov tutti avevano capito che i sogni andavano riposti nel cassetto ma un simile epilogo era inimmaginabile. Ventura ha provato a tenere a galla un gruppo disomogeneo con continui cambi tattici ma i troppi alti e bassi lo hanno condannato all’esonero. Giordano si è trovato catapultato in una polveriera: squadra stanca e svuotata, il crollo è stato lento ma inesorabile. Certo la sfortuna c’ha messo lo zampino perchè passare dall’essere salvi a retrocedere all’ultimo minuto brucia tantissimo. Forse in Prima tornerà Braglia, ma di sogni per un pò meglio non farne.
Rimini 5.5: altra “nobile” decaduta. Lo scorso anno duellò fino all’ultimo con il Pisa per un posto nei playoff, ora gli fa compagnia in Prima Divisione. Ma in questo caso le colpe della società sono inferiori: troppo grandi le sofferenze di bilancio per non sacrificare il capocannoniere Vantaggiato a gennaio. Casomai si potevano scegliere meglio le contropartite perchè Paponi e soprattutto Matteini non hanno dato nulla. Sono due le date in cui il Rimini ha cominciato a retrocedere: quella della cessione di Vantaggiato ed il 21 maggio 2007, giorno della scomparsa del patron Bellavista. Lui aveva ridato una storia al Rimini, con la sua morte la squadra e la società hanno perso un punto di riferimento insostituibile. Si sapeva che quest’anno ci sarebbe stato da soffrire e a conti fatti la scelta di affidarsi ad un tecnico senza esperienza come Selighini non ha pagato. La squadra tuttavia è stata sempre fuori dalla bassa classifica fino alla tarda primavera, poi una condizone atletica precaria ed una rosa non all’altezza hanno cominciato ad essere macigni troppo pesanti da sopportare. L’arrivo in panchina di Carboni giunge quando la paura della Prima Divisione ha già fatto capolino ma il cambio sembra sortire effetto perchè la squadra mette insieme qualche bella vittoria: la maledizione si compie in pieno recupero della penultima giornata contro il Pisa quando un calcio di rigore toglie una vittoria che avrebbe voluto dire salvezza. Gli ultimi 90′ di stagione regolare a Cittadella sono uno spareggio che il Rimini perde oltre i propri demeriti poi al playout contro l’Ancona vince la paura, la squadra non riesce a gestire il favorevole 1-1 dell’andata, al ritorno scende in campo contratta e subisce per l’intero incontro. Il gol nel finale di Mastronunzio fa calare il sipario: bisogna ripartire, ma come?