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Pagelle serie B: le altre (Prima parte)

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Sassuolo 6.5: delusione o sorpresa? Per valutare la stagione del Sassuolo occorre subito sposare una delle due teorie: in estate si era parlato dei neroverdi come della possibile sorpresa del campionato e per tre quarti di stagione le promesse erano state mantenute. Poi per non pochi motivi la squadra si è via via persa per strada mancando anche la qualificazione ai play-off. Di certo non dev’essere rimasto contento il patron Squinzi che ha subito liquidato Mandorlini per assumere Stefano Pioli e che, nel momento di massima delusione, ha preannunciato la diminuzione degli investimenti. Dai sogni di Champions League (Zampagna dixit) ad un’onesta salvezza in B? Forse no perchè Pioli ha sempre detto che avrebbe lasciato Piacenza per un progetto ambizioso. Sicuramente ci sarà qualcosa da rivedere ma c’è anche molto da salvare del primo campionato di B nella storia del Sassuolo. A lungo Mandorlini ha mostrato il più bel gioco della categoria: triangolazioni strette e veloci, gioco sulle fasce, al “Braglia” ci si è divertiti. Da gennaio in poi però sono emersi i limiti di preparazione fisica (forse il gioco attuato è stato troppo dispendioso) uniti al fatto che nel mercato invernale non sono arrivati i rinforzi sognati dal tecnico. Sei giornate senza vittoria a metà del ritorno sono risultate fatali: è andata male, ma state certi che il Sassuolo ci riproverà.

Triestina 7: la stagione si è chiusa con gli ingenerosi fischi a Maran. Della serie: “Noi ve l’avevamo detto”. I tifosi dell’alabarda durante il campionato sono stati a lungo accusati di freddezza verso una squadra che stava stupendo: i risultati alla lunga hanno dato ragione al pubblico che non credeva nelle potenzialità della rosa. I playoff sono rimasti un sogno ma c’è davvero poco da rimproverare ai giuliani: di fatto sempre in corsa per un posto negli spareggi, la Triestina può essere inclusa a pieno titolo tra le sorprese più significative della stagione. Anche perchè scorrendo l’organico ci si accorge che tante squadre più forti sono rimaste dietro: e qui arrivano i meriti di Maran. Da buon trentino non è di certo un espansivo, forse non sa vendersi bene ma fa parlare il campo: con il materiale a disposizione ha saputo anche divertire senza contare che Granoche non c’è quasi mai stato e che capitan Allegretti ha passato gran parte del girone di ritorno in infermeria. Proprio qualche differenza di veduta tra Allegretti e Maran ha forse fatto svoltare negativamente la stagione, ma i tifosi del “Rocco” pensino a chi sta peggio. Finito il rapporto con Maran, si ripartirà da Ventura: le ambizioni non sono state messe da parte.

Albinoleffe 6: nessuno in riva al Serio si era illuso di ripetere la stagione precedente. Quella appartiene alla storia della squadra e non solo, quando si dice irripetibile. Certo la squadra era stata confermata quasi per intero, segno che il presidente Andreoletti voleva riprovarci anche se la conferma di Madonna sembrava un passo verso il ridimensionamento. Come dire: alla A ci penso, se non viene, pazienza. Madonna aveva promesso tanti cambiamenti rispetto al calcio di Gustinetti: l’inizio era stato incoraggiante facendo pensare ad un nuovo miracolo biancoceleste ma poi l’infortunio di Cellini ed un appannamento generale ha tenuto la squadra in un insignificante posizione di classifica, nè vicina nè troppo lontana dai playoff, posizione mantenuta poi fino alla fine con continui avvicinamenti e riallontanamenti dalle prime sei. Nel complesso nessuno può lamentarsi, è arrivata l’ennesima salvezza tranquilla e di questi tempi per una società del genere è un lusso.

Piacenza 6: il 13 dicembre il Piace era quart’ultimo in classifica con due punti di vantaggio sul terzetto che chiudeva la fila, il punto più basso della storia biancorossa negli ultimi vent’anni. Se si parte da questo presupposto la stagione dei giovani di Pioli non può che essere definita soddisfacente: la salvezza è arrivata senza patemi grazie ad un girone di ritorno condotto quasi a ritmo play-off. E con l’organico a disposizione Pioli non poteva fare di più: di fatto l’intera difesa della Primavera di due anni fa è stata trasportata in prima squadra, i pochi giocatori di esperienza (Graffiedi, Moscardelli) si sono accesi ad intermittenza, eppure nonostante lo stadio sia sempre più vuoto la serie B è stata mantenuta. Le preoccupazioni per il futuro però esistono eccome perchè il presidente Garilli ha annunciato un drastico ridimensionamento: Pioli non l’ha accettato ed è andato a Sassuolo, l’impressione è che se il prossimo tecnico Luca Gotti centrerà la salvezza avrà fatto una notevole impresa.

Frosinone 5.5: per giudicare il campionato dei ciociari bisognerebbe sapere con certezza quale fosse l’obiettivo di inizio stagione. Le attenuanti a difesa di Braglia non mancano a cominciare dall’incredibile catena di infortuni che hanno spolpato soprattutto l’attacco, punto forte della rosa: ma nonostante questo l’ambizione non era sicuramente quella di salvarsi con due giornate d’anticipo. Stirpe è un presidente ambizioso ed il divorzio da Cavasin, che aveva condotto un campionato tranquillo e niente più, sembrava il preludio a qualcosa d’importante. Evidentemente è stato sbagliato qualcosa: la rosa era all’altezza delle prime otto della classifica, Braglia c’ha messo un pò del suo insistendo sulla difesa a tre. Ne è uscita un’altra stagione anonima illuminata solo dall’esplosione di Eder che è valsa la salvezza dopo aver anche passato momenti di paura. Con Moriero si ricomincerà a sognare?

Vicenza 6.5: era la squadra più giovane del campionato. Premessa indispensabile per capire gli alti e bassi che hanno contraddistinto la stagione dei berici. Per un girone i ragazzi di Gregucci sono stati la sorpresa del campionato: gioco brillante grazie a giovani talentuosi, i playoff sembravano alla portata. Ma è stato l’infortunio del vecchio del gruppo, Bernardini, a rompere l’incantesimo: il giovane Gorobsov non era in grado di surrogarne la personalità, un brusco calo fisico ha fatto il resto così si è rovesciata la situazione dei due campionati precedenti quando la salvezza arrivò grazie ad un brillante finale di stagione. Quest’anno il Vicenza ha finito con il freno a mano tirato dovendosi guardare le spalle nell’ultimo mese. Il raggiungimento dei 50 punti non è bastato per rasserenare l’ambiente perchè l’improvviso addio di Gregucci ha creato non pochi malumori. A Rolando Maran il compito di riaprire un ciclo.


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