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Livorno, la cavalcata vincente

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Quattro mesi senza vincere in casa poi due vittorie quando servivano. La promozione in A del Livorno ad un solo anno di distanza dalla retrocessione che aveva chiuso un ciclo di quattro anni in massima serie sembra un film già scritto con tanto di lieto fine: la realtà però ha parlato diversamente perchè per fare ritorno nell’Olimpo calcistico gli amaranto hanno dovuto sudare molto più di quanto la rosa a disposizione di Acori prima e Rutolo poi aveva fatto pensare in estate.

È stata la promozione della coppia di fantasisti Diamanti-Tavano, autori in due (15+27) di 42 delle 71 reti complessive segnate dalla squadra; è stata la promozione di un gruppo tecnicamente superiore alle concorrenti ma è stata anche la promozione di Leo Acori, capace di far rendere questa squadra al meglio per tanti mesi. Il presidente Spinelli aveva scelto la strada della continuità per non fallire l’immediato ritorno in A: rosa quasi interamente confermata a centrocampo ed in attacco, il ritorno di Danilevicius da Grosseto per dare peso al reparto avanzato e soprattutto la scelta di un allenatore che dopo il ciclo di Rimini non chiedeva altro che una piazza ambiziosa per consacrarsi. Chi poteva insidiare il trono delle tre retrocesse dalla A, che partivano con un organico notevolmente superiore alle altre e con il “paracadute” di 7 milioni di euro?

I fatti hanno parlato tuttavia in modo diverso, almeno a gioco lungo. L’impatto del Livorno sulla serie B infatti sembrava poter confermare i pronostici: la tripletta di Tavano ad Avellino alla prima giornata lasciava presagire che in attacco ci si sarebbe divertiti ma il passo falso interno contro il Mantova di sette giorni dopo non fu altro che l’antipasto di una stagione. Livorno travolgente in trasferta quanto involuto e macchinoso in casa: la tendenza tuttavia non si manifestò subito apertamente ed a tradire gli amaranto sono stati i tanti, troppi pareggi anche in partite dominate.

La data spartiacque della stagione è il 7 febbraio: con il 3-0 casalingo al Piacenza la squadra sale al primo posto che manterrà fino a fine mese, ma quella sarà anche l’ultima vittoria tra le mura amiche della stagione regolare. Vittoria fuori, pareggio o sconfitta in casa: il ritornello si ripete beffardo per due mesi, ad Acori non basta un intero girone d’imbattibilità per salvare il posto. La sconfitta nel derby di ritorno con il Pisa spezza l’incantesimo e segna l’avvio di un crollo inaspettato ma paradossalmente sarà proprio un pareggio esterno, quello di Rimini del 17 marzo, a far scendere la squadra al terzo posto da cui non riuscirà più a muoversi, anzi la distanza dal Parma secondo aumenterà a dismisura, la squadra sembra bloccata nella testa e Spinelli è costretto ad esonerare Acori dopo la rocambolesca sconfitta interna contro l’Albinoleffe alla penultima giornata. Sulla panchina arriva il vice Ruotolo, all’ultima giornata ad Ascoli la squadra si assicura il terzo posto e poi ecco i playoff. Al debutto a Grosseto il Livorno sembra quello degli ultimi tre mesi e cede 2-0 ma in quattro giorni Ruotolo riuscirà a cambiare la testa dei giocatori ed il crescendo sarà irresistibile: 4-1 al Grosseto al ritorno e poi la finale col Brescia, un 2-2 esterno che fa ben sperare e l’apoteosi con il 3-0 al “Picchi” in una gara senza storia. Mantenuta la promessa, ora al presidente toccherà allestire in tempi rapidi una squadra in grado di salvarsi, chissà se ancora con il duo da 40 gol.


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