
Una squadra che sogna l’Europa, l’altra che l’ha già ampiamente conquistata e festeggiata. Non ci voleva un indovino per capire che il Palermo non avrebbe trovato un’opposizione feroce nella Lazio ancora ebbra per il trionfo in Coppa Italia, cronaca di mercoledì sera.
Allenamento, pochissimo. Festaggiamenti, tanti. Così come le assenze. La squadra di Delio Rossi non aveva nulla da chiedere alla gara del ‘Barbera’. E così la serie di sconfitte consecutive in questo finale di campionato ha toccato quota quattro.
Miccoli ha risolto la faccenda dal dischetto già al sesto minuto, Migliaccio ha chiuso i conti poco prima del novantesimo. La Lazio, schierata in avanti con l’inedita coppia titolare Rocchi-Mendicino, ci ha provato con Kolarov al 31′, direttamente da calcio d’angolo, costruendo poco altro fino al minuto 68, quando Zarate ha preso il posto del giovanissimo attaccante biancoceleste.
L’argentino ha impiegato non più di tre minuti a creare confusione dalle parti di Amelia. Al 71′ si è presentato a tu per tu col portiere rosanero, piazzando un pallone morbido carambolato prima poi sul palo poi – forse – in porta. Il tutto prima che lo stesso Amelia potesse raccoglierlo, indicando chiaramente di averlo fatto sulla linea. Russo ha deciso di fidarsi, trovandosi poi costretto ad estrarre il giallo per l’attaccante laziale, imbufalito.
Niente pareggio. E Palermo avanti tutta (con la sicurezza garantita dal 2-0 all’87), verso un obiettivo che non può non passare attraverso un harakiri giallorosso nelle prossime due settimane.