
Troppo importante il match casalingo per i salentini, che cercano la salvezza, l’onore, la prima vittoria dell’era Di Canio. E la reazione giallorossa dopo tre sconfitte di fila arriva puntuale, complice un Catania in fase relax, umanamente adagiato sugli allori di una posizione da metterci la firma. Così a dire la sua, almeno nella prima frazione di gioco, è solo il Lecce: vantaggio all’11′ con Munari, bravo a insaccare di testa il tiro al volo di Zanchetta. Raddoppio al 25′, firmato dal solito, preziosissimo Tiribocchi, che scambia con Papadoupoulos, apre una ferita nell’immobile difesa siciliana e conclude di piatto destro.
Sarà stata la lavata di capo di Zenga negli spogliatoi, ma il 2-0 con cui si chiude il primo tempo dura poco, pochissimo. Bastano 70″ dall’inzio della ripresa, agli etnei, per dimenticare 45′ di nulla e dimostrare di esserci: l’ispirato Izco carica una fucilata respinta dal palo, Martinez raccoglie e decide che è il momento buono per portarsi sul 2-1. Il risvegliodel Catania è una notizia positiva per Zenga, ma non basta per avere la meglio su un Lecce scatenato.
Da cardiopalma gli ultimi dieci minuti, tra tentativi sfumati d’un soffio da parte entnea, e la confusione da parte giallorossa, che colleziona un errore dopo l’altro per tensione. Ma il panico finale non tardisce il Lecce, grazie anche ad un magico Benussi, lucido nel contenere gli sbagli dei suoi e i veleni che arivano dai piedi di Spinesi, Morimoto, Martinez. A tagliare le gambe ai rossoazzurri è l’espulsione di Sciacca, per un secondo fallo sul quale Gervasoni è sin troppo severo. Il fischio di fine consegna a De Canio tre punti che valgono la luce-salvezza, a Zenga una delusione sì, ma per fortuna non troppo dolorosa.