
Non è tutto oro quello che è inglese! A dispetto del gran parlare che si fa attorno alla superiorità del modello d’oltremanica, ci sono segnali preoccupanti anche dalla Premier League. La quattro sorelle Liverpool, Arsenal, Manchester e Chelsea, volano ad altezze irraggiungibili, sia in patria che all’estero, ma il sottobosco del calcio inglese non se la passa altrettanto bene.
La crisi economica è entrata in campo dalla porta principale: le banche. Tutti i club inglesi hanno una struttura finanziaria “alla anglosassone”, quindi molto più indebitata, e dunque tutti i club inglesi dovranno fare i conti con il cosiddetto “credit crunch” (restrizione del credito). Le grandi squadre supereranno il momento grazie alla forza del loro marchio e alla loro risonanza internazionale, ma quelle più piccole?

Il Newcastle, per esempio, si è ritrovato fuori da tutte le competizioni europee ed è più povero di quanto non fosse otto anni fa: in compenso ha 300 milioni di euro di debiti in più da ripagare. Il Tottenham ha vinto l’anno scorso la Curling Cup, vanta uno sponsor ricco (la casa di scommesse Mansion paga 11 milioni di euro all’anno per stare sulla maglia), eppure, complice il crollo della sterlina, il fatturato del club è precipitato. Sono segnali di una crisi in vista, che hanno portato il parlamento inglese ad aprire una commissione d’inchiesta, tanto più necessaria ora che molte banche creditrici sono state nazionalizzate. Insomma, Dio salvi la Regina e che la Regina salvi il calcio.
Fonte: sportmediaset.it