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Lo spogliatoio della Lazio a Siena: situazione bollente

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Lotito minaccia l’epurazione a fine campionato, proseguendo nella manovra avviata la scorsa estate, quando fece scattare un profondo rin­novamento del gruppo. «Nei potrei ce­dere anche nove o dieci» disse dopo Catania. Le in­discrezioni di ieri mattina portavano in una precisa di­rezione: due o tre giocatori po­trebbero essere isolati nel finale di stagione, l’anticamera di un addio. « Il proble­ma non è l’allenatore» aveva aggiun­to Tare a Siena. E ieri il diesse della Lazio ha aggiunto, riferendosi alla squadra: « Parlavo di atteggiamenti, faremo delle valutazioni » . Un altro elemento che porta nella stessa dire­zione e che fa intuire i pensieri della società.

 

CONFRONTO – Ma i pensieri della squadra e del tecnico quali sono? Si ri­parte dal confronto di Siena. Quaran­ta minuti chiusi nello spogliatoio per parlare, provare a chiarirsi, e capire che così non si può andare avanti. Rossi si è assunto le proprie responsa­bilità: «Chiedo scusa. Ci presentiamo nel modo peggiore al derby» ha spie­gato prima di risalire sul pullman di­retto a Formello, dove la squadra è stata accolta da sassi e contestazione. Il tecnico romagnolo è un combatten­te e non ha pensato alle dimissioni: sa­rebbero un atto di resa. Rispetto alle consolidate abitudini, ha anticipato il suo discorso alla squadra. Lo ha fatto subito dopo la partita e le sue sono sta­te parole durissime. Ha rimproverato l’atteggiamento, la scarsa aggressività, ai suoi giocatori. Da fuori si è visto benissimo chi correva (in tre o quat­tro) e chi non correva ( tutti gli altri), chi ha provato a metterci qualcosa quando è en­trato e chi forse sareb­be stato meglio lasciare in panchina.

RISPOSTE – La squadra segue ancora l’allenatore? Questo è stato uno degli interrogativi principali nelle ultime ore. «Non ho mai avuto la sensazione che non mi seguisse» ha risposto Ros­si in conferenza-stampa. Nel privato dello spogliatoio non era stato affron­tato l’argomento, ma le parole del tec­nico erano state durissime. Chiedeva spiegazioni per la mancata prestazio­ne. Per tutta risposta, lunghi silenzi da parte dei giocatori. Così Rossi ha alza­to la voce, ha chiesto di sentire la vo­ce della sua squadra, di prendersi qualche responsabilità: «Nessuno ri­sponde? » ha domandato Delio. E allo­ra il confronto è partito. Hanno preso la parola due big, rispondendo a mu­so duro. Perché erano dispiaciuti e de­lusi anche loro per la sconfitta. Ma i risultati sarebbero soltanto la conse­guenza di ciò che sta succedendo alla Lazio da mesi. E al tecnico, allora, avrebbero rimproverato la mancanza di coraggio. Se ci sono idee diverse, se è complicato gestire un organico trop­po affollato da centrocampo in su e do­ve prevalgono gli interessi personali e di società, allora bisognava in­tervenire pri­ma. E spuntar­la, o sbagliare, con la propria testa.

ATTEGGIAMENTI – Già, perché il punto è questo. Oggi magari pioveranno le smentite, si dirà che la Lazio non è di­visa. In realtà è uno spogliatoio in cui prevalgono convenienze ed egoismi, interessi personali a discapito degli interessi di squadra, come Rossi (non per caso) aveva auspicato nel giorno del raduno a Valmontone (12 luglio). Ci sono giocatori che fanno il proprio dovere in campo e fuori, ce ne sono al­tri che pensano alla vetrina personale e vivono un’esclusione nel modo sba­gliato. Ci sono quelli molto vicini alla società, che parlano spesso con Lotito e magari si lamentano delle scelte tec­niche. E ci sono quelli che non hanno mai tradito Rossi. Tutti amici, per ca­rità. Ma è questa la divisione interna della Lazio.

 

Fonte: Il Corriere dello sport


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