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Proteste, lamentele: è una Lazio inquieta

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Si lamentano e protestano. So­no inquieti, non digeriscono le scelte, si sfogano, fanno tremare lo spogliatoio. E sono a rischio multa, potrebbero scat­tare provvedimenti disciplinari. C’è chi attacca Rossi perché s’è visto escluso o confinato in pan­china e avrebbe gradito due pa­role di spiega­zione; c’è chi contesta certe dichiarazioni del tecnico e c’è chi si rivolge alla so­cietà pretenden­do chiarezza sul futuro.

Sembrano comari pettegole, sono i giocatori della Lazio. Da Cribari a Car­rizo, da Foggia a Rozehnal, passando per Zarate. Ognuno ha i suoi motivi e li spiattella in faccia al mondo. Ognuno s’è sentito in diritto di dire la sua e l’ha fat­to lungo due settimane vissute nervosa­mente. Un caso (o quasi) al giorno. Non paga il proibizionismo, questo dev’esser chiaro per la società. La Lazio impone il silenzio in Italia, ma poi fuori dai confi­ni di Formello e del Paese ognuno fa e dice ciò che vuole.

Dichiarazioni esplo­se dai ritiri delle nazionali o durante eventi a tema. Dichiarazioni che hanno minato ancora una volta la serenità di uno spogliatoio che non smette di ribol­lire. E questo va tenuto conto per le scelte future. Le punizioni dell’anno scorso non hanno fatto esempio.

CRIBARI – Partì lui, era il 15 marzo, si giocava Lazio-Chievo (0-3). Rossi lo ri­chiamò in panchina a pochi minuti dal termine, Cribari si sentì preso di mira e sbottò davanti ai microfoni: «Sono rima­sto male per alcune cose, a fine cam­pionato lascio la Lazio. Se il presidente vuole può prendersi gli ultimi quattro mesi di stipendio, ma a fine campionato me ne vado. E’ una cosa che sento dentro. Ma dico pure che se c’è bisogno di me continuerò a dare il massimo». Uno sfogo che rischiò di provocare un terremoto, il caso rientrò in settima­na. Fu un segnale d’insoddisfazione.

FOGGIA – Ritiro dell’Italia di Lippi, sto­ria di mercoledì scorso. Pasquale Fog­gia assapora il ritorno in maglia azzur­ra ma risponde chiaramente alla presa di posizione di Rossi verso la Lazio: «Non siamo una squadra» , disse Delio prima e dopo la sconfitta di Catania. Foggia s’è messo a difesa dei compagni respingendo la frecciata del tecnico: «Questo lo dice lui. Lui è l’allenatore. Ma io non credo che questa sia la veri­tà. E spero proprio di fargli cambiare idea in proposito. Sono d’accordo con Lotito, valiamo almeno Fiorentina e Ge­noa ».

CARRIZO – Ha parlato senza sosta, ha attaccato a ripetizione. E per tre giorni di fila, da lunedì 23 marzo a mercoledì 25. Carrizo clamoroso dall’Argentina. Se n’era stato zitto-zitto in panchina, ap­pena ha rimesso piede a Buenos Aires s’è scagliato contro tutto e tutti: «Non piace il mio stile, ma io non cambio. Il posto da titolare non l’ho perso sul cam­po. Se il problema fosse stato questo, avrei fatto autocritica, ma se invece di­pende dal fatto che non piace la mia faccia o il mio modo di camminare, me ne devo andare. Se questa situa­zione proseguirà dovrò scegliere la cosa più giu­sta per me».

ZARATE – Nessuna polemica, ma un in­vito lanciato a Lotito in merito al riscat­to del suo cartellino da compiere entro il 30 aprile prossimo. Maurito spera che la Lazio faccia in fretta, il suo messag­gio al presidente l’ha mandato venerdì durante un incontro con gli studenti di una scuola: «Il mio futuro nella Lazio? Questa è una bella domanda. Non lo so, dobbiamo parlare con Lotito».

ROZEHNAL – L’ultima uscita è di David Rozehnal. S’è interrogato pure lui che non ha mai alzato la voce. Rossi l’ha mandato in panchina, non s’aspettava una lunga esclusione: «Non so perché Rossi non punti più su di me. Pensavo che la mia assenza sarebbe durata un paio di partite. A nessuno piace la pan­china ». Sotto a chi tocca.

Daniele Rindone
Corriere dello Sport

Fonte: piazzadellaliberta.it


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